Le vostre storie

Testimonianza: Marina

Sono volontaria AIL dal 2011.

Diventare volontaria è un regalo che ho fatto a me stessa per colmare il senso di vuoto che ho avvertito quando i miei figli, ormai adulti, sono andati via di casa e quando ho lasciato la scuola dopo i canonini 40 anni di servizio da docente di scienze in un liceo.

Conoscevo già l’AIL attraverso le campagne pubblicitarie per la donazione di sangue e per la raccolta fondi con la vendita delle stelle di Natale e delle uova di Pasqua, ma ho imparato ad apprezzare in pieno e ad amare il lavoro dei volontari di questa associazione da quando ho accettato di partecipare con i miei alunno al progetto di educazione alla salute che l’AIL propone nelle scuole ormai da moltissimi anni.

Come volontaria collaboro con l’equipe medico-infermieristica dell’ambulatorio e del dh di ematologia all’A.O.U. S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, il mio ruolo è quello di accogliere i pazienti e di sostenere e rassicurare i familiari dei pazienti che attendono i loro cari.

Il contatto con i pazienti mi dà tanto: un sorriso, un grazie, in cambio di niente, mi aiutano a capire quando sono inutili e ridicole le lamentele per ogni piccola contrarietà di chi sta bene, quali sono i veri problemi della vita e quando coraggio e determinazione sono necessari per affrontare e vincere le malattie oncoematologiche. Ciò mi spinge ad adoperarsi sempre di più per diffondere la cultura della donazione di sangue (non ce n’è mai abbastanza) e di midollo.

Da pensionata continuo a far parte dell’equipe del progetto scuola AIL, perché credo moltissimo nelle potenzialità dei giovani, i quali, opportunamente guidati al conseguimento di stili di vita positivi, imparano ad apprezzare e a vivere l’esperienza del dono, della gratuità, della relazione d’aiuto e delle condivisione, fino a provare anche loro la gioia di diventare volontari.

Marina

 

Testimonianza: Lucia

“Mio marito, nel 1991, è stato ricoverato per la prima volta all’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. È stato subito chiaro ai dottori che si trattasse di Mieloma Multiplo. Il Dott. A.M. D’Arco all’epoca non mi diede speranze, mi disse che avremmo combattuto insieme contro quel male ma che la patologia si sarebbe portato via mio marito in 4 anni. Con il dottore e la sua squadra ci siamo trovati molto bene. Ci hanno seguito in ben 2 autotrapianti e nelle terapie. Siamo stati accompagnati bene…tanto che mio marito ha potuto convivere con la malattia per ben 14 anni. In questo lungo periodo ho potuto osservare l’aiuto che i volontari dell’AIL davano ai pazienti e alle loro famiglie…io stessa ho beneficiato di questo aiuto…ed ho per questo deciso di diventare una volontaria! Ho fatto la volontaria per 8 anni per l’AIL Salerno, sia a Nocera Inferiore che a Pagani , in seguito al trasferimento dell’U.O. di oncoematologia nel P.O. A. Tortora. In questo periodo mio marito continuava le cure ed era seguito dal Dott. C. Califano. A Pagani c’è più spazio per l’accoglienza ed il reparto è più pulito…nei due ricoveri in questa struttura io e mio marito ci siamo sentiti come a casa. Purtroppo mio marito è venuto a mancare. Io ho avuto un crollo. Non potevo più occuparmi degli altri ma dovevo pensare a me. Ho deciso quindi di lasciare il volontariato e allontanarmi da tutto quello che mi faceva ricordare la malattia di mio marito. Anche in questo momento però non sono rimasta sola e ho avuto al mio fianco la disponibilità di tutti. A Pagani l’AIL Salerno ha un ambulatorio di psiconcologia che serve ad aiutare, i pazienti e i loro cari, a superare la doccia fredda della malattia, il lutto e tutte le difficoltà che si possono avere prima, durante e dopo la diagnosi. Grazie all’aiuto della dott.ssa T. Oliveto sto riuscendo ad andare avanti e presto ritornerò anche a fare volontariato.

Ringrazio tutti per non avermi mai fatto sentire sola”.

Lucia

 

Testimonianza: Laura

Era un martedì piovoso dell’ottobre del 2009 e andando a scuola non avrei mai potuto immaginare che, quel giorno, un incontro mi avrebbe cambiato la vita.

Nella mia classe arrivò la Dott.ssa Elvira Tulimieri, la quale ci parlò dell’AIL Salerno e del Progetto Scuola, un progetto di Educazione alla Salute basato sulla “peer education”, ovvero “educazione tra pari”, che accoglieva ragazzi per parteciparvi. Io mi proposi e, tra i candidati, i miei compagni di classe mi scelsero come peer della nostra classe. Iniziai a frequentare il corso, l’associazione, a partecipare alle iniziative e quindi a stare in piazza con Stelle di Natale e Uova di Pasqua.

Dopo la conclusione del progetto iniziai a far parte dell’Equipe del Progetto Scuola e ne faccio parte tutt’oggi. Oltre che nel progetto, mi impegno nelle manifestazioni, in particolare per le Stelle e le Uova. Durante queste occasioni, sebbene ci troviamo in un periodo economico tutt’altro che roseo, i nostri sostenitori sono sempre tantissimi. C’è chi, oltre a dare il proprio contributo, vuole sapere la nostra storia, come ci siamo ritrovati nell’associazione o chi ci dice perché ci sostiene, spesso raccontandoci di un loro caro che ha avuto una malattia emopoietica. Ci affidano le loro storie, qualcuna andata bene, altre andate male. Ma tutti ci ringraziano di essere lì. Anche solo per questo, credo valga la pena scendere in piazza.

Mi sono diplomata, mi sono laureata in Scienze Biologiche, trattando una tesi sui linfomi, ma non mi sono mai allontanata dall’associazione e spero di non doverlo fare mai, anche perché sono diventata socia, con mia grande gioia. L’AIL Salerno e il Progetto Scuola fanno parte della mia vita anche al di fuori delle attività. Ho instaurato legami di cui so di non poter fare a meno e che, proprio grazie al Progetto Scuola, ho imparato a coltivare e ad amare. Ho imparato ad emozionarmi. Sono stata fortunata perché essere volontario è come fare un regalo ma riceverne cento. Ed io ne ho ricevuti mille. Mille abbracci, mille sorrisi, mille incoraggiamenti da persone con cui condivido una grande passione ed una grande famiglia, nella quale non ci sono ostacoli di genere, religione, età, ceto. Ero poco più che sedicenne quando ho iniziato, ora ho 25 anni, e ora, come allora, mi sento esattamente nel posto in cui devo essere.

Ho trovato il mio posto nel mondo, ed è l’AIL.

Laura

 

Testimonianza: Ilde

UN DONO PREZIOSO

Ho incontrato una persona. Ognuna di noi due pensava di aver già conosciuto l’altra, ma senza riuscire a ricordare dove, quando, come. Poi una parola, AIL, ha acceso in noi una lampadina: ospedale, lei figlia di un paziente, io volontaria.

Parole di riconoscenza, di affetto: “Mi hai ascoltata; ho pianto, mi hai confortata”.

Ho ricevuto un dono prezioso, che mi spinge a continuare con maggiore entusiasmo e passione e a fare, sempre più, del mio meglio.

Anche questo è l’AIL, questo il nostro volontariato.

Ilde

 

Testimonianza: Eufemia

Storia di una Mamma

Eufemia mamma di Giovanni, Marco ed Elvira il 17 gennaio del 1996, scopre che Marco ha una Leucemia Mieloide Acuta. Marco viene ricoverato a Roma e trascorre 11 mesi in ospedale.

Tutto ciò che c’era prima non c’è più… ogni membro della famiglia cerca di affrontare faticosamente questa dura realtà cercando in ogni modo dialleviare la sofferenza di Marco. Mamma Eufemia è distrutta, vedere suo figlio Marco, il figlio brillante che portava in casa tanta gioia e vitalità, campione di hockey era costretto a vivere in un letto di ospedale combattendo con una malattia subdola e aggressiva che purtroppo ogni giorno gli toglieva la bellezza e il sorriso.

Lei lo accarezzava, gli faceva sentire l’amore profondo che vive nel silenzio e si racchiude in gesti di cura.

Il 7 dicembre Marco circondato dalla sua famiglia, che ha colto tutto di lui, fino all’ultimo respiro, va in cielo…ed è proprio Eufemia che in un’ultima carezza, con un gesto pieno d’amore e di dolore gli chiude gli occhi e lo accompagna anche in questo ultimo viaggio.

I giorni, i mesi, gli anni seguenti sono momenti di buio, dolore profondo…in cui Eufemia si immerge totalmente, facendo crescere dentro di lei un’unica certezza “ Marco non è morto…Marco è gioia… Marco è luce…Marco è vita”

Ecco allora che affianca, accompagna e sostiene il marito Gioacchino Tulimieri nella sua impresa di vita, che è la fondazione dell’associazione AIL di Salerno che diviene il simbolo per questa madre e questo padre del poter sopravvivere ad un dolore e poter trasformare la morte in vita.

Eufemia nell’associazione sceglie di essere volontaria per i malati. Sono 20 anni che incontra pazienti per trasmettere la forza di poter combattere con determinazione questa malattia. Nell’associazione affianca tutti i volontari e li incoraggia nel credere che un sorriso può fare tanto.

Eufemia è stata premiata, dall’associazione PAIFA come donna salernitana che si è distinta per il suo impegno sociale.

 

Testimonianza: Arianna

L’incantesimo di Capitano Sparrow

In una splendida domenica di settembre, con tanto sole ma senza vento,

Ossoduro si dirige al porto Manfredi per imbarcare Cristian,

un simpatico ragazzo pronto per il suo primo comando.

E’ la sua prima esperienza su una barca a vela. Con occhi curiosi,

scruta tutti gli angoli di Ossoduro in cerca di qualcosa, di qualcuno…

Ad un tratto, Cristian si pone al timone e dice di sentirsi capitan Sparrow:

come d’incanto, Ossoduro si trasforma nella Perla Nera e l’equipaggio

in una ciurma di feroci pirati; perfino l’armatore di Ossoduro si

trasforma in un fedele nostromo agli ordini del comandante Cristian Sparrow.

Quando ordina la virata, anche Eolo, che aspetta sotto Cetara,

pronto accarezza le vele con un filo di vento: la Perla nera – l’unica a

vele spiegate – si dirige a sud verso il sole.

Al termine della veleggiata, Cristian, sorridente e soddisfatto, è sceso

dalla barca per essere premiato con tanti altri ragazzi per averci

regalato un sogno.

E’ finito l’incantesimo: la Perla Nera ridiventa Ossoduro, i feroci pirati

ridiventano normali diportisti della domenica.

Si ritorna tristemente a motore…

Arianna

 

Testimonianza: Laura

Ho vissuto per 31 anni con la convinzione che le tragedie succedevano agli altri; fin quando una voce ti dice che tuo fratello di solo 24 anni ha la leucemia melodie acuta. La vita cambia, si ha la sensazione di aver vissuto dando per scontato che le persone che amiamo saranno a lungo con noi ma così non è … il cuore di Daniele dopo 20 giorni ha smesso di battere: una morte illogica e soprattutto contro natura. Ho iniziato a provare un dolore muto, quello che ti toglie il fiato e le parole, un dolore assordante che ti urla nell’anima paralizzandoti. Da quel giorno sono passati 15 mesi, nellatragedia ho conosciuto persone speciali che mi hanno aiutato e non potrei non ringraziarle.Il mio grazie più grande va al AIL di Salerno, alla psicologa Elvira Tulimieri che è entrata nella mia vita in punta di piedi e mi ha accompagnato nel mio dolore e mi sta aiutando a rialzarmi! Quello che ha fatto L’AIL per mio fratello, per me e la miafamiglia e’ qualcosa di umanamente grande. Ho visto verso mio fratello unagrande dolcezza, professionalità e positività di tutto lo staff dell’Ematologia di Salerno sia dottori che infermieri e volontari AIL; non smetterò mai di esserne grata. Solo ora so’ cosa significa la solidarietà e di quanto sia importante sostenere l’Ail Salerno.

Laura

 

Testimonianza: Agnese

PRENDERSI CURA OLTRE LE CURE

“I bambini sono come i marinai: dovunque si posano i loro occhi, è l’immenso”
(Christian Bobin)

… e poi capita di incrociare occhi smarriti, spenti, arrabbiati, feriti …

Gli occhi a cui mi riferisco sono quelli di A, un bambino di quattro anni che è in cura presso il DH emato-oncologico dell’Ospedale di Salerno.

Ho accolto con entusiasmo e responsabilità la proposta dell’AIL Salerno, di prendermi cura di A. in qualità di educatrice volontaria con l’obiettivo di offrire un supporto educativo domiciliare. Con fiducia, determinazione e con il desiderio di donare calore e positività mi sono impegnata ad aiutare il piccolo a gestire la sua fragilità emotiva e facilitare la socializzazione sfavorita dalla lunga ospedalizzazione. Tale impegno è stato di grande beneficio per A. e per i suoi genitori che hanno ritrovato la fiducia nelle loro capacità e la gioia di vivere!

Agnese